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17 Mag 2018

“La salute del pianeta e la salute delle persone sono una cosa sola” - Vandana Shiva, Navdanya International

L'attuale emergenza sanitaria ha radici nello stesso sistema che ha contribuito alla crisi ecologica” è questo il commento di Vandana Shiva, presidente di Navdanya International, al termine della due giorni di lavori che ha visto esperti da tutto il mondo incontrarsi a Firenze per redigere il Manifesto “Food for Health” in prosecuzione del lavoro della Commissione Internazionale sul Futuro del Cibo e dell’Agricoltura. L’ecologista e scienziata indiana ha poi continuato puntando il dito contro l'agricoltura industriale: “la desertificazione, il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità, l’inquinamento delle acque, il 75% dei problemi ecologici e le nuove epidemie sono correlati alle agrotossine e ai combustibili fossili usati in agricoltura.” La Dott.ssa Shiva entra anche nella questione dei sistemi integrati: “È importante trovare alternative utili sia per il pianeta che per le persone. La salute del pianeta e la salute delle persone sono una cosa sola. Le alternative esistono e si basano sul rigenerare la salute della terra, tramite l’agroecologia, la salvaguardia della biodiversità, la promozione della filiera corta e di sistemi alimentari a km 0. La salute, a partire da quella del suolo, fino a quella delle piante, degli animali e degli umani deve essere il principio organizzatore nonché il fine dell'agricoltura, del commercio, della scienza, della nostra vita e dei commerci internazionali.”

La dichiarazione è stata rilasciata al termine del summit , conclusosi il 16 maggio con un evento pubblico a Piazza SS. Annunziata 1, Firenze, che ha visto specialisti internazionali di ogni settore, riuniti per lavorare collettivamente al Manifesto, il cui titolo completo, in italiano, sarà: “Cibo per la salute. Coltivare la biodiversità, coltivare la salute”. Il Manifesto, che una volta elaborato sarà diffuso ad agricoltori e cittadini di tutto il mondo, Governi e stakeholder, avrà come obiettivo mettere in evidenza l’inscindibile legame tra alimentazione e salute, elaborare strategie globali per superare il modello di agricoltura industriale, favorire la convergenza e l’azione dei movimenti per l’agroecologia e per la salute pubblica, per giungere a una visione comune di sviluppo sostenibile, equo e inclusivo.

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La conferenza è stata introdotta da Caroline Lockhart, vicepresidente di Navdanya International, che ha ripercorso le tappe che hanno portato alla costituzione della Commissione internazionale per il futuro dell'alimentazione e dell'agricoltura e all’ideazione del manifesto Food for Health: “A partire da quando iniziarono i lavori della Commissione Internazionale sul Futuro del Cibo e dell’Agricoltura, qui a Firenze, alla pubblicazione dei Manifesti e i successivi rapporti con Navdanya International, il nostro lavoro è stato incentrato sulla promozione di un nuovo paradigma agricolo ed economico e sulla convinzione che le soluzioni possibili alle molteplici crisi che stiamo vivendo debbano venire prima di tutto dall’allontanarsi dall’attuale paradigma basato sul profitto e sulla competizione per creare un modello incentrato sulla protezione della terra, dell’ambiente e sul rispetto dei diritti e della dignità delle persone. Viviamo in tempi difficili - ha sottolineato Lockhart - che richiedono adattamento e resilienza; dobbiamo unire le nostre forze, sviluppare un pensiero critico per difendere democrazia e beni comuni”.

TOSSICITA’ DEL SISTEMA ALIMENTARE INDUSTRIALE

Gli esperti del gruppo internazionale hanno fornito il loro contributo alla redazione del Manifesto. Hilal Elver, Commissario Speciale delle Nazioni Unite ha denunciato la tossicità dell’attuale sistema di produzione industriale: “E’ cruciale un vero e proprio accesso ai procedimenti in base ai quali le decisioni vengono prese a livello istituzionale. Tutti gli studi e le analisi sono forse legati in qualche modo agli interessi delle multinazionali o sono realmente indipendenti? E’ un mito che l’utilizzo di agrotossici, un mercato del valore di circa 50 miliardi di dollari/anno e in crescita, sia necessario per sfamare la popolazione mondiale”. Un concetto ribadito da Nadia El-Hage, già Divisione Clima e Ambiente della FAO: “Abbiamo bisogno di un approccio ecologico al cibo e all’alimentazione. Dobbiamo promuovere la consapevolezza dei danni che causa l’uso della chimica nell’agricoltura”. Anche Patrizia Gentilini, oncologa ed ematologa, membro del Comitato Scientifico di ISDE – Associazione Medici per l’Ambiente, ha parlato dei danni causati a cittadini e ambiente:Il problema dei pesticidi è un problema di salute pubblica. In pericolo sono soprattutto i bambini. Assistiamo ad un aumento dei casi di tumori infantili che, secondo un’indagine dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc), sono passati da 124 casi per milione di bambini fra 0 e 14 anni nel 1980 a 140 casi nel 2010 a livello globale. I livelli di sicurezza relativi ai pesticidi si sono dimostrati totalmente inaffidabili, mentre si calcola un danno economico di 194 miliardi Euro/anno solo in Europa. E’ ormai provato come un'agricoltura che rispetti e collabori con la natura sia la miglior forma di produzione alimentare, sia dal punto di vista del cibo ottenuto, sia delle ripercussioni sull'ambiente. E proprio per questo è fondamentale che l'agricoltura biologica diventi l'unica forma di produzione alimentare”. Riguardo il problema della presenza dei pesticidi nel nostro cibo e della necessità di maggiori garanzie per la salute nella nostra dieta ha parlato Renata Alleva, specialista in scienza dell'alimentazione, dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie, Università di Bologna, membro del Comitato Scientifico di ISDE – Associazione Medici per l’Ambiente: “Numerosi studi ci hanno dimostrato come il cibo contaminato ci espone e ci mette a rischio di sviluppare diverse patologie. E’ importante dunque promuovere il consumo di cibo biologico, che in ogni caso contiene meno pesticidi e, come alcuni studi hanno dimostrato, è più ricco in polifenoli e antiossidanti, in media dal 20 al 60%. Se cominciamo a chiedere del cibo pulito, e da subito, possiamo essere molto forti, e raggiungere i nostri obiettivi, perché siamo molti di più delle multinazionali che avvelenano il nostro cibo”. Uno degli obiettivi del manifesto sarà quello di estendere la consapevolezza dei danni alla salute umana che causa l’uso delle sostanze chimiche di sintesi in agricoltura. Come ha evidenziato Sergio Bernasconi, Professore di Pediatria nell’Università di Parma: “Le conoscenze sugli interferenti endocrini devono uscire dalle accademie e dagli ambiti specializzati. Il modello attuale di produzione alimentare ci costringe a nutrirci con cibo pericoloso per la nostra salute”. Un altro importante aspetto è stato analizzato da Mira Shiva, Medico, Direttrice di Initiative for Health and Equity in Society – India: “L’uso indiscriminato degli antibiotici, negli animali destinati al consumo umano, causa maggiore resistenza ai medicinali delle malattie che affliggono le persone. C’è un conflitto d’interessi a diversi livelli. Dobbiamo superare l'idea che il cibo sia una merce e i cittadini dei semplici consumatori”.

SISTEMI GLOBALI DI PRODUZIONE E DISTRIBUZIONE

Sotto la lente di ingrandimento è dunque finito il sistema con cui il nostro cibo viene coltivato e trasformato. Shrinath Reddy, Presidente di Public Health Foundation of India (PHFI), ha sottolineato: "È incredibile pensare che a livello globale ci siano persone che soffrono la fame e persone che soffrono di malattie causate da un'alimentazione eccessiva e scorretta. Il sistema di produzione alimentare, oltre ad essere caratterizzato da un estremo problema di distribuzione, è un sistema che sta introducendo nella nostra alimentazione sostanze non richieste e soprattutto nocive".

DIFESA DELLA BIODIVERSITA’

Il sistema agricolo industriale e il modo in cui attualmente l’accesso ai semi viene regolamentato hanno un grande impatto sulla biodiversità. E’ stato riscontrato che più una dieta è “biodiversa” maggiori sono i benefici per la salute, come ha evidenziato Piero Bevilacqua, Storico e scrittore, Professore Emerito di Storia Contemporanea dell’Università La Sapienza di Roma: “La perdita di biodiversità nell’area mediterranea causa una sostanziale diminuzione di varietà di alimenti vegetali. L’agricoltura industriale ha eliminato un’eredità di alimenti che hanno nutrito le persone per millenni”. Riguardo la biodiversità dei semi, Salvatore Ceccarelli, Esperto Internazionale di Agronomia e Genetica Vegetale ha puntualizzato un aspetto di cui ancora si parla troppo poco: “Come facciamo a mangiare 'diverso', se il 60% delle nostre calorie deriva da appena tre specie vegetali, cioè frumento, riso e granturco? E come facciamo a mangiare diverso se quasi tutto il cibo che mangiamo è prodotto da varietà che, per essere legalmente commercializzate – cioè perché i loro prodotti possano trovarsi legalmente nei supermercati, devono essere iscritte ad un catalogo che si chiama registro varietale, e che per essere iscritte a tale registro debbono essere uniformi, stabili e riconoscibili?" Secondo Guy D’hallewin, coordinatore, CNR - ISPA UOS Sassari, “l’agricoltura intensiva e l’uso di prodotti chimici ha ridotto significativamente la diversità genetica delle piante selvatiche spontanee. Questa perdita di biodiversità ha un impatto negativo anche sulle conoscenze rurali tradizionali. E’ molto importante recuperare per esempio i frutti antichi anche al fine di preservare le culture alimentari locali. Ora il mercato globalizzato offre solo una ristretta gamma di tipi di frutti, dal punto di vista della diversità genetica. Studi recenti hanno dimostrato che molte varietà locali ‘antiche’ hanno alte proprietà antiossidanti, grazie agli alti livelli e alla grande varietà dei polifenoli in esse contenuti. Inoltre in questi frutti il contenuto in fibra è più alto, mentre il contenuto totale di zuccheri è più basso”. Lucio Cavazzoni, fondatore dell’azienda biologica Alce Nero, ha fornito dati sulla carenza dei principi nutritivi degli alimenti odierni rispetto al passato: “I grani moderni sono causa di allergie e intolleranze che la stessa UE stima incidere almeno per il 20% del totale. Secondo una ricerca dell’ISPRA, le mele della Provenza di oggi hanno il 5% delle vitamine contenute nelle stesse mele di 60/100 anni fa. Dobbiamo considerare che il cibo che mangiamo oggi è cibo impoverito, cibo industriale”.

DIRITTO ALLA SALUTE 

Sul tema del diritto alla salute e ad una alimentazione sana si è espresso Richard Falk, giurista e professore emerito dell’Università di Princeton: “Senza la giusta attenzione ai diritti relativi alla salute, non ci può essere una prospettiva di cambiamento orientato alla persona. Bisogna ripensare lo sviluppo, incoraggiare l’adozione di strumenti qualitativi”. E’ importante dunque che venga data massima diffusione a queste tematiche, per accrescere la consapevolezza nell’opinione pubblica, come ha dichiarato Jacopo Orlando, Agronomo, Project Development Manager dell’azienda ABOCA: “E’ necessario che ci sia una crescente diffusione delle conoscenze, informare ed educare in particolare le nuove generazioni. Tutti i fari sono puntati sul rispetto delle norme del biologico e nessuno si concentra sulla mancanza di rispetto delle norme da parte delle aziende di agricoltura convenzionale”. Ruchi Shroff, direttrice di Navdanya International, ha concluso i lavori: “L’unica risposta possibile al crescente degrado ecologico, alla povertà all’emergenza sanitaria e alla malnutrizione è una trasformazione dall’attuale sistema lineare, estrattivo, basato sull’accaparramento delle risorse naturali ed umane, ad, invece, un approccio ecologico, circolare e rigenerativo, radicato nel rispetto della natura, che sia un punto di riferimento non solo per le politiche agricole, ma anche per tutte le decisioni in campo economico e sociale. L’agricoltura biologica e i sistemi alimentari locali sono in grado di ridurre l’impatto ecologico e migliorare lo stato di salute ed il benessere delle persone”.

 

Per informazioni e approfondimenti:

Ufficio Stampa Navdanya International

tel. 328 6334318 - 329 8622125

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