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08 Nov 2017

Di Baskut Tuncak - The Guardian, 6 novembre 2017 | Fonte [inglese]

La decisione europea sull’autorizzazione dell’erbicida più diffuso al mondo rappresenta un’opportunità cruciale per proteggere i nostri bambini dal cocktail tossico di pesticidi che inquinano il loro cibo, l’acqua e le aree ricreative.

Nel corso della crescita, i nostri bambini vengono esposti a un cocktail tossico di erbicidi, insetticidi e fungicidi. Si trova nel cibo, nell’acqua e viene anche utilizzato nei parchi e nelle aree di gioco. Molti governi insistono nel dire che i nostri standard di protezione sono sufficientemente rigorosi. Nel mio ruolo di scienziato e giurista, specializzato in sostanze chimiche e nel loro potenziale impatto sulla salute umana, mi permetto di dissentire. 

Il mese scorso è venuto alla luce il fatto che L’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa) ha copiato direttamente intere pagine di un report della Monsanto (azienda produttrice del pesticida) nella documentazione presentata a supporto dell’affermazione che il glifosato è un prodotto sicuro. Rivelazioni come questa sono semplicemente scioccanti. 

Due settimane fa, alcuni paesi Europei si sono opposti al tentativo della Commissione Europea di rinnovare l’autorizzazione all’uso del glifosato per altri 10 anni. Questa decisione riguarda molto più che un singolo pesticida. E’ un chiaro segnale da parte degli stati membri sulla loro intenzione di essere più vigilanti nello svolgere il proprio dovere nella protezione dei cittadini dagli abusi di potere delle multinazionali e nella difesa del il nostro diritto a non essere esposti a sostanze chimiche tossiche, inclusi i pesticidi.

La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, che è lo strumento di diritto internazionale riguardante i diritti dell'uomo più universalmente ratificato (soltanto gli Stati Uniti non ne fanno parte), dichiara inequivocabilmente che gli stati hanno l’obbligo esplicito di proteggere i bambini dall’esposizione a sostanze chimiche tossiche, che si tratti di cibo contaminato o di acqua inquinata, così come hanno l’obbligo di assicurare che ogni bambino possa esercitare il proprio diritto al più alto standard sanitario possibile. Questi e molti altri diritti del fanciullo vengono calpestati dal modo in cui i pesticidi sono attualmente utilizzati e regolamentati.

I pediatri definiscono l’esposizione dell’infanzia ai pesticidi come una “pandemia silente” che crea malattie e disabilità. L’esposizione durante la gravidanza e nei primi anni di vita è legata a malformazioni alla nascita, diabete e cancro. L’organismo del bambino è in via di sviluppo e per questo più sensibile dell’adulto alle conseguenze dell’esposizione. Il corpo del bambino assorbe maggiormente ogni cosa. Proporzionalmente alle loro dimensioni, i bambini mangiano, respirano e bevono molto più degli adulti, rendendosi così particolarmente vulnerabili a queste sostanze chimiche tossiche. Stanno emergendo prove scientifiche sempre più consistenti che affermano che anche l’esposizione a dosi “basse” può causare impatti irreversibili sulla salute dei bambini. La maggior parte della vittime, però, non può dimostrare le cause della propria malattia o disabilità, visti i limiti che abbiamo nel fare in modo che i veri responsabili arrivino a rendere conto dei danni che provocano.

Queste sostanze chimiche sono ovunque e sono invisibili. L’unico modo di proteggere i cittadini, specialmente quelli maggiormente a rischio da esposizione, è che i governi le regolamentino efficacemente, soprattutto affidandosi a più altri standard di integrità scientifica.

Alla luce di rivelazioni quali lo scandalo del “copia-incolla” sopra menzionato, è necessaria una riesamina delle procedure da parte degli stati. Una serie di cose devono cambiare:  l’eccessivo affidarsi a studi finanziati dall’industria, l’esclusione della scienza indipendente dalle valutazioni di rischio e le restrizioni all’accesso alla documentazione scientifica sulla quale le autorità basano le proprie decisioni.

Il predominio della disinformazione si spinge anche oltre. Per troppo tempo i dibattiti sui pesticidi si sono basati in modo sproporzionato sulla domanda “se” possiamo “nutrire il mondo” senza di essi. Come chiaramente dimostrato dal recente rapporto del relatore sul diritto al cibo delle Nazioni Unite, la risposta è che “è possibile”.

Secondo il parere del relatore, la necessità di utilizzare i pesticidi in modo intensivo per produrre abbastanza cibo è solo un mito. Le soluzioni per produrre cibo più sano, più nutriente ed allo stesso tempo sostenere le attività dei piccoli agricoltori esistono e sono le stesse che allo stesso tempo permettono di aumentare la biodiversità e costruire un clima resiliente. Il nostro fare eccessivo affidamento su pesticidi pericolosi è una soluzione a breve termine, una dipendenza, che compromette il diritto delle generazioni presenti e future a vivere sani e a nutrirsi in modo sicuro.

Le istituzioni incaricate di definire le normative continueranno a essere condizionate dal mito che i pesticidi sono necessari per nutrire il mondo? Continueranno ad affidarsi agli studi scientifici finanziati dall’industria? Oppure inizieranno a proteggere prima di tutto i diritti umani, in particolare i diritti dei bambini, facendo ricorso al principio di precauzione, vista l’entità delle incertezze ancora in gioco?

Questa settimana la commissione europea discuterà ancora una volta del futuro dei pesticidi. Speriamo che ricordino il proprio dovere a mettere i nostri diritti e quelli dei nostri bambini in cima alle priorità.

  • Baskut Tuncak è il relatore speciale sulle sostanze tossiche dell' Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani.

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