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08 Mar 2018

Di Ruchi Shroff, Navdanya International - Lifegate, 7 marzo 2018 | Fonte

La biodiversità del mondo non deve essere concentrata nelle mani di pochi. L'Europa dica no alle fusioni tra multinazionali nel rispetto di agricoltori e consumatori.

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L’unica decisione responsabile per l’Unione europea è bocciare la fusione Bayer-Monsanto. Le notizie provenienti da Bruxelles, che ha spostato al 5 aprile il termine per il verdetto sulla fusione di Monsanto e Bayer (da oltre 63 miliardi di dollari), sono però poco rassicuranti: la commissaria europea per la concorrenza Margrethe Vestager, che ha già approvato la fusione di DuPont con Dow Chemical (un accordo da 122-130 miliardi di dollari) e l’acquisto di Syngenta da parte di ChemChina (affare da 43 miliardi di dollari), ha dichiarato che la Bayer sta rispondendo in maniera “cooperativa” ai dubbi sollevati sulla fusione. La Bayer avrebbe infatti optato per vendere la sua attività globale di semi e consentire alla compagnia chimica Basf l’accesso esclusivo ai suoi dati sull’agricoltura digitale.

Le megafusioni mettono a rischio i diritti degli agricoltori 

Le dichiarazioni di Vestager sembrano preludere a un possibile via libera per la fusione che sovvertirebbe la richiesta di centinaia di movimenti per i diritti civili e organizzazioni di agricoltori di tutto il mondo. Le fusioni tra le grandi multinazionali dell’agribusiness sono, infatti, un ulteriore passo nella direzione sbagliata, quella che sposta il potere dalle mani dei piccoli e medi agricoltori per consegnarlo nelle mani di grandi aziende multinazionali che mirano ad ottenere il monopolio nei settori dell’agricoltura e dell’alimentazione.

Il processo a cui stiamo assistendo non può essere più considerato alla stregua di una semplice discussione sulla competizione commerciale, come suggerito dalla Vestager che ha sottolineato come il ruolo della Commissione non sia quello di bloccare la fusione ma assicurarsi che tale processo non danneggi la concorrenza. Siamo infatti di fronte a un’emergenza politica con importanti ripercussioni sull’economia. Attraverso brevetti, diritti di proprietà intellettuale (Ipr) e accordi di libero scambio, le grandi aziende multinazionali hanno stabilito monopoli, minacciando i diritti degli agricoltori a utilizzare i propri semi, i diritti delle persone all’accesso a medicine a prezzi accessibili e i diritti dei consumatori a un’alimentazione sana e nutriente.

L’impero delle multinazionali agrochimiche

In poco più di mezzo secolo, i piccoli agricoltori sono stati attaccati ovunque a vantaggio del sistema di produzione tossico dell’agricoltura industriale. Le sei grandi aziende multinazionali che detengono il controllo sulla produzione mondiale di sementi, pesticidi e biotecnologie vogliono ora allargare il loro impero attraverso mega acquisizioni. Se queste fusioni venissero definitivamente approvate, solo tre aziende avrebbero il controllo del 60 per cento delle sementi mondiali e del 70 per cento dei prodotti agrochimici e dei pesticidi.

Si tratta di una strategia disegnata per estendere il controllo delle multinazionali non solo sul nostro cibo ma sulla nostra democrazia. Attraverso fusioni aggressive queste grandi aziende stanno espandendo i loro mercati e, rivolgendosi direttamente ai decisori politici, stanno aumentando contestualmente la loro influenza e la pressione su governi e istituzioni. Attraverso la propaganda stanno inoltre screditando la scienza indipendente per garantire che i regolamenti sanitari e ambientali non interferiscano con le loro attività di profitto, portando così sempre più all’erosione dei nostri principi democratici. Espandendo i loro monopoli su sementi e cibo, prodotti chimici e medicinali, le multinazionali stanno aumentando il loro controllo sui nostri alimenti e sulla nostra salute. Gli effetti negativi di questo sistema ricadono maggiormente sui piccoli e medi produttori e sui consumatori meno abbienti.

Fermare le fusioni per proteggere i cittadini

Le autorità di regolamentazione dovrebbero dunque opporsi alla fusione per proteggere i cittadini che rappresentano. L’accordo, che è stato annunciato a settembre 2016, richiede l’approvazione di circa 30 paesi. Bayer deve ancora affrontare importanti indagini sull’affare Monsanto, da parte delle autorità di regolamentazione negli Stati Uniti, nell’Unione europea e in India. Mentre il Brasile, uno dei principali produttori di cereali e altri prodotti agricoli, ha appena dato l’approvazione alla fusione, Bayer ha deciso di portare il regolatore antitrust russo in tribunale. Igor Artemiev, capo dell’antitrust russa, ha rivelato che Bayer ha citato in giudizio l’agenzia di controllo.

Anche in India, dove il processo di integrazione è soggetto all’approvazione della Competition commission of India (Cci), il dibattito coinvolge molti attori della società civile. Dopo la fusione, l’India sarebbe uno dei principali mercati di riferimento per la ricerca e lo sviluppo di Bayer, come ha affermato l’amministratore delegato di Bayer CropScience, Richard van der Merwe. L’obiettivo di van der Merwe è quello di ottenere l’approvazione del Cci entro maggio. Ma l’opposizione alla fusione in India sta crescendo in particolare a causa degli impatti negativi delle colture ogm sull’ambiente e sull’economia.

Esprimendo preoccupazione sulla fusione tra Monsanto e Bayer, l’attivista indiana e presidente di Navdanya International Vandana Shiva ha presentato un’obiezione ufficiale alla Competition commission of India: “La fusione Bayer-Monsanto non è una questione aritmetica di concentrazione economica ma è un problema politico visto che queste fusioni segneranno la fine dei diritti delle persone, della democrazia e delle garanzie costituzionali. Da vent’anni la Monsanto ha preso possesso illegalmente del settore dei semi di cotone in India violando le leggi sulla biosicurezza e corrompendo le agenzie di regolamentazione”.


Leggi anche:

La Commissione Antitrust dell’India deve fermare la fusione tra Bayer e Monsanto

Di Vandana Shiva – Mathrubhumi, 12 Febbraio 2018

Multinazionali geneticamente modificate

Di Ruchi Shroff – Sinistra Sindacale, 10 ottobre 2016

 

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